"LIBERA. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità, mediante concreti impegni: la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità democratica, l'impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura. Libera è riconosciuta come associazione di promozione sociale dal Ministero della Solidarietà Sociale. Nel 2008 è stata inserita dall'Eurispes tra le eccellenze italiane.
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I progetti in corso con l'utilizzo dei beni confiscati alle mafie
- "Cascina Arzilla" Dal luglio 2004, l'Associazione Acmos, ha preso in gestione un ex-cascina con relativo terreno (rispettivamente di 300 e 4000 mq), sequestrati a metà degli anni '70 ad una famiglia che intendeva farne una dimora di campagna. Il bene, ubicato a Volvera (TO) in contrada Serafini, è così diventato il teatro di varie attività, accomunate dal filo conduttore dell'educazione alla legalità, portata avanti grazie ad incontri ed iniziative che hanno nell'esperienza di riutilizzo un segno tangibile dell'impegno civile contro le mafie.
- "Le mozzarelle della legalità
Il 19 marzo 2010 a Casal di Principe, in occasione del XV anniversario dell'assassinio di don Peppe Diana, è stato avviato il progetto La mozzarella della legalità, una "iniziativa esemplare" sostenuta dalla Fondazione per il Sud e realizzata da "Libera", per l'utilizzo sociale e produttivo di terreni, masserie e allevamenti bufalini confiscati alla camorra.Nelle terre di don Peppe Diana, il parroco assassinato dalla Camorra quindici anni fa, sui beni confiscati al clan dei Casalesi, sorgerà un'impresa sociale per la produzione della "mozzarella più buona del mondo", per il suo inconfondibile gusto ma soprattutto per il suo sapore di libertà e giustizia.
Il progetto prevede appunto la costituzione di una cooperativa sociale di tipo B, con l'inserimento lavorativo di persone in condizioni di svantaggio sociale, che dovrà gestire il piano d'impresa di una fattoria sociale con caseificio didattico, realizzato su diversi beni confiscati alla camorra nel casertano, per promuovere la tradizione e i mestieri legati alla filiera della mozzarella in chiave di sostenibilità ambientale.
Per la produzione della mozzarella saranno utilizzate tecnologie produttive innovative e fonti di energia rinnovabili, sole e biogas. Inoltre, la cooperativa promuoverà forme di turismo responsabile ed eventi didattici mirati, tra cui una mostra sui mestieri legati alla produzione della mozzarella di bufala e un Festival dell'impegno civile
- "Progetto Catania"
La principale motivazione che spinge "Libera" alla presentazione di questo progetto si ravvisa nella necessità che la legge 109/96 sulla confisca dei beni non deve rappresentare uno strumento per privilegiare l'inclusione dei beni confiscati al patrimonio statale, ma debba privilegiare la destinazione e l'assegnazione diretta a soggetti e realtà che hanno visibilità ed attività sul territorio; tale elemento consente ai cittadini l'immediata e concreta percezione dei successi conseguiti dallo Stato e dalla società civile nella lotta alle mafie.
In questi anni la legge n. 109/96 ha insegnato un metodo di lavoro innovativo, sperimentando una modalità di relazioni tra società civile organizzata, singoli cittadini ed istituzioni che, quando c'è stata volontà, coerenza e continuità, si è dimostrata efficace ed ha prodotto i suoi frutti. Ed infatti, se da un lato ha prodotto con successo i suoi risultati (numerosi infatti sono i beni già confiscati e recuperati) dall'altro si evidenzia che centinaia sono ancora i beni immobili confiscati definitivamente e non ancora assegnati e riutilizzati.
Se pensiamo che il valore stimato di questi beni è di alcune centinaia di milioni di euro, si può comprendere da subito l'opportunità che questi rappresentano per lo sviluppo del Paese ed in particolare del Mezzogiorno.
Le province di Catania e Siracusa risultano essere tra quelle con il maggior numero di beni confiscati in Italia: utilizzando i beni confiscati e facendo impresa sociale, coinvolgendo giovani del luogo, è possibile raggiungere insieme un obiettivo simbolico ed uno economico che, in questo contesto, hanno un effetto moltiplicatore uno sull'altro.
Il coinvolgimento di giovani, di associazioni, di scuole, di cooperative locali (attraverso un'intensa attività di animazione e sensibilizzazione sull'importanza dell'applicazione della legge sulla confisca dei beni ai mafiosi ed il loro riutilizzo a scopi sociali) sarà un ulteriore scopo da realizzare nel progetto soprattutto per le forti ricadute di crescita civile e di educazione alla legalità che avranno sulla comunità locale.
I nuovi soci della cooperativa saranno individuati attraverso pubblicazione di un bando pubblico e successiva selezione dei candidati per mezzo di una commissione di esperti.
I selezionati prenderanno parte ad un'attività formativa teorico/pratica durante la quale acquisiranno le competenze necessarie per avviarsi autonomamente nella gestione di una cooperativa sociale.
Altro obiettivo principale sarà avviare un processo di aggregazione sociale intorno al tema della confisca attraverso momenti di animazione territoriale (seminari, convegni, laboratori nelle scuole, eventi) finalizzati a:
- rendere protagonista la società civile ed informarla sulle buone prassi connesse all'applicazione della legge 109/96;
- creare opportunità di crescita culturale per l'affermazione di una cultura di legalità democratica e di cittadinanza attiva in grado di contrastare forme di supremazia legate al potere mafioso.